BASTAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA! ...AAAAAAAAAAAAHHH!!!



Visualizzazione post con etichetta PICCOLE. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta PICCOLE. Mostra tutti i post

17.2.08

Resoconto Piccolo Di Un Sentimento Privo Di "A"

Prese il telefono, digitò il numero e portò il telefono vicino il volto. Sentì gli squilli nel cervello come fossero freccie che fendono il vento. Il quinto squillo, e infine quel suono. Dolce, morbido, melodioso, gentile e unico, come potesse sentirlo solo tenendo stretto il cuore nel petto. Lei, sempre e solo lei. Nessuno come lei in tutto questo tempo. L'unico sentimento vero in mezzo tutti gli insuccessi, i timori, gli errori e gli orrori del suo tempo. Mise giù d'istinto, sentì di nuovo di non poter riuscire, si sentì di nuovo inutile. Così pieno di sentimento e così vuoto dentro. Si buttò sul letto, inerme come i suoi pensieri privi di voce, fermi e immobili nel profondo del suo cuore. E così distrutto, non potè che uccidere il silenzio e urlò fuori il dolore... AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAHHH!!!

11.2.08

Storia Piccola D'Orizzonti

Ho corso per anni cercando di raggiungere l'orizzonte per poi rendermi conto che l'orizzonte non esiste. E' solo l'illusione che il cielo in un qualche punto possa incontrare la terra. Continuare a vedere quella linea sottile allontanarsi sempre di più sembrava una lenta agonia e una morte veloce ad ogni passo. Ai bordi di quelle strade persone immobili, in piedi a fissare quella linea. Persone che ridevano. "Non farò come loro, io non mi arrenderò mai". Solo ora mi rendo conto quanto sono stato stupido. Loro avevano capito tutto mentre io sudavo l'anima per niente. Ma adesso sono fermo. Anch'io sul mio orizzonte ad aspettare che qualcuno si fermi a riposare o magari solo a guardare insieme quegli orizzonti che sono a un passo da noi.
L'aria stasera sembra soffiare lacrime di pioggia. Le mani umide che spingono via i ricordi. Quanto tempo è passato? Sembra ieri che il sole asciugava i miei pensieri e mi conduceva dall'altra parte della strada. Le macchine che sfrecciano sull'asfalto nero disegnano scie di carburante che sembrano unirsi alla notte. Io non riesco a muovermi, o forse non voglio per paura di perdere la mia corsa. Il cuore detta il tempo al mio orologio, e capisco di essere ancora vivo, dopotutto. In questo deserto pioggia, neve e grandine non mi avranno. Aspetto solo il momento che smetterò d'aspettare.

Dedicata a E.

25.1.08

Storia Piccola Di Fede

"Ragioniamo", disse il prelato, "Dio c'è, di questo ne sono certo". "Cosa ti da questa certezza?", chiese il ragazzo, accendendosi uno spinello. "Lo sento. Conosci la questione della fede, no? O ce l'hai o non ce l'hai, io me la sento e c'è poco da fare". Il ragazzo aspirò una boccata ancora e passò lo spinello al prelato. "Questo non vuol dire che Dio c'è. Puoi avere la certezza di aver fede, di credere in qualcosa, ma la tua fede non prescinde che quel qualcosa esista". "Sento che quella forza esiste, è da quello che nasce la mia fede ragazzo". Guardarono per un attimo in basso, dove sulla statale 23 le macchine correvano piano. Il prelato tirò un ultima volta e poi lanciò il mozzicone giù per la scarpata. "Apri due birre", disse. Il ragazzo tirò fuorì dallo zaino le Carlsberg e con l'accendino le stappò in meno di 10 secondi. "Quindi perchè vuoi smettere?", continuò il ragazzo. "C'ho pensato sai. La grandezza di Dio è per me infinita, così come il suo amore. Ma forse Dio non ha bisogno di me, o perlomeno di questa vecchia palandrana che indosso. Non ha bisogno di qualcuno che porti il suo amore tra la gente, perchè uno stupido vecchio non potrà mai accendere quella scintilla nel cuore di voi ragazzi." E tirò giù un sorso di chiara. "Tu mi hai insegnato tanto" disse il ragazzo guardandolo negli occhi. Non sapeva se appoggiare la sua scelta di oggi o dare fiducia alla strada che scelse quand'era come lui, solo un ragazzo. "Figliolo, tu credi in Dio?". "No", rispose senza esitare. "Conosci le leggi che governano il mondo, i comandamenti, ciò che è peccato e quello che non lo è secondo i dogmi che ti ho insegnato. Ma la fede ragazzo, quella la devi sentire tu e nessun'altro. Se io non sono riuscito ad aprire il tuo cuore a Dio, beh, allora non servo a niente". "Tu mi hai mostrato un tipo d'amore che non ho mai conosciuto. Mi hai dato più di quanto credi". Tirò giù un'altra sorsata e il ragazzo si alzò dal muro sporco. "Non tornerai più indietro quindi?". Il prelato sorrise. "Questo lo sa solo Dio".

21.1.08

Storia Piccola Di Un Salto Nel Vuoto

Sguardi di meraviglia intorno a lui. Non lo conoscevano neanche un pò, ma lo ammiravano. Gli spalti erano gremiti e le luci illuminavano quello che era. Il pubblico tratteneva per lui un sorriso, i bambini un sospiro. Il borotalco vestiva le sue mani ruvide, e gli occhi chiusi per non far trasparire nessuna emozione. Ma ne provava, eccome. Non era paura, mai avuta. Lanciarsi nel vuoto per lui era tutto ciò che aveva significato la sua vita. Ma ancora di più era aspettare che le mani della sua compagna lo afferrassero per strappare anche solo un applauso. La guardava adesso. Non poteva leggere i suoi occhi, ma dentro di lui sapeva che non c'era niente da temere. L'avrebbe fatto bendato quel dannato salto, solo per potersi fidare di lei. Salì le scale mentre il suo cuore saliva su fino in gola. Perchè sapere di poter contare su di lei valeva più di quegli applausi di ammirazione e liberazione. Era su in cima adesso. Cercava ancora qualcosa nei suoi occhi, ma non sapeva bene cosa. Lei sorrise. Anche lui sorrise e il cuore pian piano scese al suo posto. Afferrò l'asta e il silenzio intorno. Pausa. Occhi chiusi. Le gambe spinsero forte fino a tradire la rampa. Sentì l'aria su di lui, ma aspettò a guardarla. Lei c'era pensava, lei c'era. Apri gl'occhi e allungò le braccia. Ma non c'era nessuno ad afferrare le sue mani. Prima di precipitare dalle sue sicurezze guardò in fondo. Lei era lì, e sorrideva ancora. Buio.

11.1.08

Storia Piccola Di Luce Flebile

La felicità è una flebile luce tra un buio e l'altro. Oggi due piccole scintille hanno acceso la notte e una di queste è nata negli occhi di una ragazza. Per un attimo ha scansato i pensieri e forse ha provato quella sensazione che provano i bambini il giorno di Natale. Ha strappato via la carta, ha aperto la scatola e quella luce ha brillato distintamente nei suoi occhi. In quel piccolo giocattolo, che i grandi non sanno e a volte non vogliono capire, c'era quel poco di cui aveva bisogno. Un pò di tempo sola con i suoi sogni, lontana dalle sue paure. Forse non era una fiamma ardente, ma avrebbe scaldato per un poco il suo cuore. Poi c'era la seconda scintilla. Quella s'accese nel cuore di un ragazzo. Anche lui aveva ricevuto un regalo, forse il più bello di tutti. Per un poco, aveva reso felice quella ragazza. Il sorriso di lei, la luce nei suoi occhi, non c'era nient'altro al mondo che volesse. Sapeva che non era abbastanza, ma quel momento valeva un sogno.

5.1.08

Storia Piccola Di Sofferenza

La gente ballava intorno a lui, si divertiva. La musica alta e le luci annebbiavano vista e udito. Le parole uscivano da bocche spente e si perdevano nell'aria come frammenti di sigaretta. Le facce intermittenti battevano duro sul suo muso e ogni sorriso, in quei pochi secondi, si svelava un ghigno crudele. Lui, seduto, senza scelta, mostrava loro il suo migliore. Qualcuno portava un bicchiere a volte, altri finta compassione, bisogno di sentirsi puliti più fuori che dentro. Non li biasimava. Non li giudicava per quello che erano: bestie. Lo era anche lui, una bestia senza il privilegio di cacciare, che lottava ogni giorno contro sentenze di morte in vita. Lui era il suo boia. Aveva fatto un lavoro preciso, pulito, chiaro come il whisky che sorseggiava e continuava a ingollare senza sosta. Intanto sentiva sfiorarsi la pelle da donne in cerca di un cucciolo da proteggere e coccolare. Puttane, che si vendevano al miglior sofferente. Lui comunque non poteva lamentarsi. Cosciente d'essere ancora nella giostra, toccava qualch'uno dei culi di quelle puttane. Lo faceva con cattiveria, con la cattiveria di chi odia perchè non può amare. Di chi muore ogni giorno perchè non può vivere. Tanto, chi avrebbe mai fermato la mano di un povero storpio?

30.12.07

Storia Piccola Di Un'Ape

Era testarda lei. Come una piccola ape continuava a sbattere la testa contro quel vetro che mai l'avrebbe lasciata passare. Ma a lei non importava. Sapeva che non avrebbe mai oltrepassato quel muro invisibile, o forse non lo sapeva affatto, ma non voleva vivere la sua vita senza averci provato. L'avrebbe sbattuta la testa finchè non le avesse fatto male. L'avrebbe sbattuta fino a svenire, anche solo per un attimo, per poi riprendersi e ricominciare a lottare. Quella barricata, linea di confine tra le sue claustrofobiche paure e la libertà di spazi aperti. E lei continuava la sua battaglia, sotto gli occhi della gente e le loro fredde risate. Perchè quelli non capivano, non riuscivano a vedere oltre il vetro. Lei sì invece, aldilà del vetro e dei loro cuori. Nessuno di loro avrebbe messo da parte orgoglio e ragione per inseguire un ideale, per quanto folle e disperato poteva sembrare. Lei non li odiava per questo ed era rassegnata al fatto che avrebbe dovuto combattere da sola la sua battaglia. Perchè era la sua e perchè è giusto così. Ma nel gelo dell'inverno, solo per un momento il vento soffio più forte e spalancò quella finestra. Lei sorrise appena. Sapeva di aver vinto questa battaglia ma che ora sarebbe iniziata la guerra. Volò oltre la finestra tra gli sguardi neri della gente. Aveva un pò di paura, una paura intrisa di coraggio, ma mentre volava via sentiva il vento soffiare dietro di lei.

11.12.07

Storia Piccola Di Un Ubriacone

Tremo. Prendo il drink sul bancone, e il bicchiere di scotch trabbocca lacrime amare. Una sorsata, poi un'altra. Barista, ancora. Mi giro verso i tavoli. Eccoti. Oddio, sei fantastica, forse dovrei dirtelo. Un'altra sorsata. Non mi guardi e se lo fai non so se vedi me o solo un vecchio ubriacone. Anzi lo so. Un vecchio lurido ubriacone che ha solo il coraggio di alzare il gomito, per l'ennesima sorsata. Le parole affogano in gola tra l'alcool e il tabacco, i pensieri dispersi nella nebbia che confonde la mente. Che tu sia maledetto Frank! Alza quel culo bianco e parlargli. No invece. Resto seduto, forse perchè non raggiungerei neanche il suo tavolo. Barcollando, finirei a cazzotti con quel brutto ceffo che continua a fissarmi. Sicuro, quello vede un vecchio lurido misero ubriacone. Beh, resto fermo e la fisso. Un'altra sorsata e m'appendo al fondo del bicchiere. Barista, ancora. Bevo per dimenticare? Non funziona, chi ha messo in giro questa voce aveva solo bisogno di una cazzo di scusa. Io non ne ho bisogno. Un'altra sorsata. Ti vedo ridere, mi si stringono cuore e stomaco. Forse solo il cuore, per lo stomaco è colpa dell'alcool. Non importa, comunque tu ridi, forse sei felice, non ne sono sicuro. Anch'io rido, sempre, ma so di non essere felice. Ma io non sono te, forse tu lo sei davvero. Chi sono io per rovinare tutto? Sono solo un vecchio, lurido, misero e patetico ubriacone, non ti merito. Un'altra sorsata, quasi dimenticavo di bere. Ti guardo, tu non lo fai. Forse dovrei smettere, il bicchiere è quasi vuoto. Forse dovrei lasciarlo lì, venire da te e fare l'ennesima cazzata, e rovinare tutto, ancora. Non lo so, l'alcool mi mette paura e coraggio assieme. Finirò quella bottiglia prima, poi si vedrà, anche se so che non riuscirò a nascondermi dietro quel bicchiere ancora per molto. Ma so che da ubriaco, il dolore farà meno male. E non è il mio dolore che mi spaventa, ma il tuo. E non voglio che tu stia male. Nel dubbio, preferisco farmene io. Barista, ancora.

10.12.07

I Miei Lacci Di Scarpe

Tema in classe: "I miei lacci di scarpe"

Svolgimento

I miei lacci di scarpe sono bianchi e larghi. Sono lunghi e servono a non inciampare perchè se la scarpa si leva uno può cascare e poi stare male e non venire a scuola. Però mamma dice che se non faccio un bel nodo posso inciampare lo stesso anche se le scarpe rimangono abbracciate ai piedi. Così mi lega lei i lacci così io posso andare sempre a scuola e vedere i miei amici. Quando mamma mi lega i lacci delle scarpe io sono contento perchè lei si abbassa e io posso accarezzarle la testa e riempirla di bacini. Quando fa il nodo doppio è meglio perchè le do ancora più bacini e carezze. Però mamma dice che ora sono grande e che devo imparare a farlo io. Sono contento lo stesso perchè tanto quando ho finito di allacciare i lacci delle scarpe corro da lei e la riempo di bacini e carezze lo stesso. Ho insegnato anche a Luca a allacciare i lacci, ma gli ho detto che non voglio i bacini basta che viene a giocare con me il pomeriggio. Poi volevo insegnarlo a Alessia ma lei non ha le scarpe coi lacci così lei allaccia i miei e io le faccio le carezze come a mamma ma i bacini ha detto no. Così adesso ho due nuovi amici e non ho più paura di inciampare.

6.12.07

Storia Piccola Di Due Sassi Che Rotolano

"Mi vuoi bene?", gli chiese all'improvviso. Lui, che fino a prima la fissava, soffiò via il fumo dai polmoni e abbassò lo sguardo. Diede un calcio alla ghiaia che ricopriva il parco, in quella giornata senza sole, sia dentro che fuori. Vide quei piccoli frammenti di mondo schizzare via e pensò che loro due erano nient'altro che questo: piccoli sassi che rotolano. Non hanno meta, saltano i loro piccoli ostacoli e qualche volta si scontrano. Poi, in balia della rabbia del vento o delle lacrime della pioggia, s'allontanano nuovamente. E continuano a mischiarsi tra gli altri sassi, facce anonime come i loro pensieri. "Mi vuoi bene?", chiese di nuovo, e i suoi occhi si tinsero del colore della paura. Lui alzò lo sguardo e il suo volto divenne pietra. "Cosa vuoi ti risponda, dopo tutto questo tempo?". Lei stringeva forte i suoi occhi con quelli di lui. "Solo sì o no", rispose. "Mentirei in entrambe i casi", disse lui e per un attimo s'arrestò. Guardò di nuovo in basso la ghiaia. Facce anonime, e lì in mezzo due piccoli cuori dispersi. Non era questo quello che voleva. Non era questo quello che voleva per lei. "Mentirei. Perchè ti amo". Il vento soffiò, e mosse quei sassi fino a farli sfiorare. Rotolarono all'ombra di un albero e la pioggia non fece più paura.

3.12.07

Storia Piccola Di Speranza

L'uomo sedeva sulla panchina arrugginita. Era un pomeriggio scuro e aspettava il suo amore; rose gialle nella mano destra e il cuore nell'altra. Il vento sfiorava i petali di rosa con la dolcezza di un vecchio che accarezza un bambino, e soffiava. Soffiava come fosse spinto dai suoi pensieri. Sedeva stanco l'uomo. Con una mano tirò su l'impermeabile sgualcito e sporco di fango. La giraffa dal collo lungo accese i suoi occhi: era già sera. Illuminato da quella luce fioca, l'uomo non si smosse dalla sua panchina. Passavano uomini con cani al guinzaglio, piccole vite che condividono la paura della solitudine. Passavano signori imbellettati, che si godono il paradiso in terra perchè tanto non ce ne sarà un altro. Passavano le ore, ed era ormai notte. L'uomo aspettava il suo amore, voleva farsi trovare lì quando sarebbe arrivato. Sì, ma quando? Non lo sapeva l'uomo; non c'era nessun appuntamento, nessuna ora da rispettare. L'uomo aspettava semplicemente il suo amore. Sapeva che sarebbe passato di là prima o poi. Lui l'avrebbe visto e riconosciuto subito. Un scambio di sguardi, cullati dal vento; i fiori gialli, poi il cuore. Il suo amore avrebbe baciato via la tristezza e spazzato via le nuvole scure. Ma ora l'uomo era sulla sua panchina, perchè ormai quella panchina era solo sua e di nessun altro. Aspettava ancora quel bacio. E venne il mattino, poi di nuovo la sera. Passò molto tempo, si alternarono stagioni, ma l'uomo era lì con gli uccelli che lo stavano a guardare. Non si mosse mai, anche quando l'ultima speranza si sciolse al caldo dell'estate. Aspettava il suo amore; nella mano sinistra il cuore nell'altra un bicchiere pieno di monete.

28.11.07

Storia Piccola Di Una Foglia (Chi Arriva Prima Aspetta)

La gente corre. Con le gambe, con la testa, con gli occhi e con le mani. Vive velocemente e velocemente - purtroppo - muore. Il loro orbitare frenetico sembra figlio di un bisogno di realizzazione e raggiungimento che non ammette pause; nessun rallentamento, al grido di "Tutto e subito". La gente vede ma non osserva; cammina e non passeggia; pensa e non immagina che pensare è un pò sognare. Chi corre in verità scappa dai piccoli piaceri di una strada o le emozioni di una giornata uggiosa. Chi si limita a vedere purtroppo è cieca davanti a una piccola imperfezione o una ruga d'espressione, finestre invisibili dell'animo umano. Chi pensa e fa del suo pensiero razionale e immediato moto d'orgoglio, è incatenato ai limiti terreni. Solo lentamente possiamo innalzarci a Dio, rappresentazione ultraterrena di una visione più piena e viva di noi stessi. Per questo sto con chi cammina lento, con chi arriva sempre in ritardo, con chi molto spesso salta il turno. Perchè sanno aspettare. Come il cadere di una foglia in autunno, la nostra vita è quel breve tragitto tra il ramo e la terra. Sembra così lunga la strada da compiere e così breve il tempo a nostra disposizione. Ma come il lento cadere della foglia, solo chi saprà aspettare un giorno compirà il tragitto inverso.

20.11.07

Storia Piccola D'Amore Inverso

Eccoti. Ogni maledetto giorno che incontro i tuoi occhi mi guardi, ma non mi vedi. Un saluto affrettato, un sorriso smorzato e ancora qualche cenno con la testa; poi via, dietro la porta di vetro scuro. Ogni giorno ed ogni notte la pellicola di questa routine proietta gli stessi incubi. E pensare che tutto parte dall'amore. Un lamento soffocato in gola, due parole tristi ma inevitabili, come l'aria che spazza via i miei sogni. Eppure devo farcela. Soffocare i miei istinti e ogni desiderio nascosto. Fermerò la mano in tasca prima che accarezzi le tue labbra, con gesti d'amante. Stanco di quest'inutile sofferenza. Perché tu, fermo immobile davanti a me, sapresti uccidermi di dolore. Dapprima con i tuoi occhi, specchi di un mondo che non m'appartiene. Poi brutalmente costringermi a un pubblico vilipendio, figlio indesiderato di tutto ciò che sono. Non camminerò in direzione del patibolo, e non rischierò la ghigliottina a testa bassa. Pensa pure che non saprei capirti, io così uguale a te eppure esatto contrario. Pensa che è la natura a decidere per noi e lascia l'anima nella sua gabbia di pregiudizi. Non ti avrò mai ne mai ti cercherò. Ma non potrai spegnere il fuoco che ho dentro. Non puoi controllare le mie emozioni ne leggere i miei pensieri. Perché t'amo, cazzo! E così come la pioggia cadrà per secoli su questo mondo arido, io non smetterò d'amarti. E sarò l'angelo che poserà la mano dall'altra parte del vetro, quando ti fermerai triste a contemplare la vita al di là della tua finestra. Sarò quell'angelo, e più importerà la mia natura umana. Il mio esser uomo, il tuo esser uomo. Importeranno solo i colori cangianti della mia anima, splendenti a illuminarti la strada. Agirò invisibile, senza preoccuparmi di ciò che pensi di me. Sarò l'angelo, sarò l'amico, sarò l'ombra fresca di un giorno d'estate. Questo è quello che mi è concesso. Essere l'ombra di me stesso, e nient'altro.

Canzone De' Cenci



Capelli raccolti oppure lunghe trecce bionde
occhi di giada oppure occhi di diamante
chissà se sul tuo viso
fiorì mai il sorriso

splendente come un giorno di primavera.


Dei Cenci il sangue portavi senza orgoglio

del padre tuo marchiato a pelle il ricordo

di notti più oscure

di carezze dure

di un amore che vero amore poi non era.


E sotto il giogo del Papa giaceva Roma mia

vittima ingiusta di potenti e aristocrazia

di una sola croce
che spegne ogni voce

e la sottomette al suono di una preghiera

...


Testo Incompleto

16.11.07

Storia Piccola Di Una Canzone Che Sono

Eccone una per tutte quelle che mi hanno amato. E per quelle che non lo hanno fatto, pensando che quello che ho dentro non fosse abbastanza per loro, o semplicemente non riuscivano a vedere. Pensavo che la strada migliore fosse quella diritta, senza buche, senza bivi, senza forse. Sempre attento, sempre e forse mai. Ma tutto ciò non mi preoccupa più, perchè se è vero che c'è un Dio, sono sicuro che ha grandi piani in serbo per me. Ora danzo al suono di uno stereo spento, con chiunque abbia il coraggio di tendermi la mano. Freaks e sbandati, non importa i loro vestiti ma solo quello che hanno negli occhi. Danzo, e non mi importa di chi guarda a faccia bassa, della gente che sparla. Ci stiamo divertendo troppo per loro? Che vadano a farsi fottere. Non ho tempo per chi sa provare solo odio. So che quello che semini ora sarà il raccolto di domani e nel mio futuro, quando attingerò al passato, voglio che siano solo bei ricordi. Beh, tutto quello che penso è che la vita è un'affare più semplice. Non vivo la mia vita con le loro parole nella testa. Non ho niente da nascondere. Danzo su un'aria nuova e avrò quello che mi spetta, prima o poi. Non ho tempo per chi sa provare solo odio. Ho sprecato giorni, mesi, anni, è vero. Ho commesso errori contraddicendo le mie stesse parole. Cioè che l'unica cosa cui vale la pena credere è l'amore. Troppo giovane e stupido per capire che stavo mettendo la mia vita nelle loro mani, e non il mio cuore. E quanti vogliono che li odi. Non ci sarà mai odio nelle mie azioni e mai c'è stato. Forse neanche amore, ma mai odio. Quello che ho capito è questo. E non credetegli quando vi dicono che quello che siete non è abbastanza. Non credetegli quando vi dicono che state sbagliando o che non troverete mai l'amore. Non lasciate che gli errori passati oscurino il vostro futuro. Ma soprattutto non credete a chi vi dice che la felicità non può essere trovata.

Simone G (ispirata a "An Easier Affair" di G. Michael)

10.11.07

Storia Piccola Di Luce

Accendo. Una luce azzura dipinge le pareti della mia stanza. Sorrisi posticci, parole che non resisteranno al tempo così come i volti che le vomitano senza un senso. Non so il perchè, ma quello è il mio rifugio, la mia scatola, la mia capanna di lenzuola. Accendo. E la pressione si ferma. Il malessere che m'attanaglia lascia la presa, solo per un attimo. Non ascolto veramente, non osservo. Gli occhi s'arrendono a quel fascio luminoso e ipnotico, amaro sostituto dei colori dell'arcobaleno. Accendo. E spengo tutto il resto. Il cervello, il cuore, lo stomaco. Spengo la vita e mi rifugio nei sogni degli altri, perché troppo difficile trovarne di miei. E i loro sono troppo belli e mai troppo veri. Accendo. Un'altra realtà mi culla dolcemente, diretta dal cielo come un dono di Dio. Mi accarezza con i suoi sguardi d'amica, d'amante, di madre. E' il mio Gesù e m'inginocchio al suo bene effimero. Accendo e mi rendo conto dello schifo che ho intorno. Mi accorgo di quanto faccia schifo il mio volto allo specchio. Così mi rifletto in lei. Mi nutro del suo splendore. E sono un'altro me stesso. Accendo e mi spengo. Che cosa importo io davanti a tutta questa bellezza... chi importa?

Simone G

5.11.07

E Il Giro Riparte














In principio

secondi già passati

piccoli minuti

Ore

che girano

tornano dov'erano

Giorni
vuoti e sospesi

tasselli di mesi

Poi anni

mai troppi

di secoli gl'occhi.

E il giro riparte.

Ancora secondi
di polvere gonfi
Ancora minuti
coralli perduti

Ancora le ore

del vento il colore

Ancora mesi

di sogni indifesi

Ancora anni
di secoli inganni

E il giro riparte
E il giro riparte.


Simone G

26.10.07

Storia Piccola Di Vita

E' inutile continuare a viaggiare finchè hai un posto dove stare. Finchè hai una casa, è inutile continuare a cercare. Le strade che ho percorso mi hanno insegnato tanto e ringrazio il vostro Dio perchè ho potuto disegnarle con i mei passi. Hanno riempito le mie tasche, ma mi hanno svuotato dentro. Poi loro, le mie insicurezze. Mi hanno coperto il viso, hanno frenato le mie mani e arginato la mia esistenza affinchè non cedesse sotto il peso della vita. Non le ho sconfitte, ma oramai le conosco. Sono parte di me e non mi fanno più soffrire. Ho passato le ore dal sole alla luna alla ricerca del mio angelo, senza sapere dove diavolo fosse. Ora scrivo di me nei miei versi, ma qualcuno parla ancora di te. Forse continuo a sbagliare. Ma è forse sbagliato parlare della propria vita? Sono sicuro di aver commesso tanti errori in passato. Troppe volte ho ascoltato la voce dell'anima, quella che parla dal cuore senza passare per la gola. Troppe volte ho creduto negli altri e troppe volte ho creduto che gli altri credessero in me. Una volta la tua voce di miele mi disse che c'è del buono in ognuno di noi, che il perdono è il più nobile sentiero che porti alla felicità. Per questo sono ancora qui. Per continuare a cambiare insieme alla giostra del tempo. Ma non cambierà mai quello sguardo, quando i miei occhi per la prima volta hanno sfiorato timidamente i tuoi. Sono ancora qui, a chiedermi se sia ormai troppo tardi.

Simone G

1.10.07

Grazie

Come il sole in un giorno di pioggia
Come l'alba dopo l'oscura notte
Come la meta alla fine di una corsa infinita
Come un sorriso dopo lacrime amare
Come i tuoi occhi grandi al mio risveglio
Come il silenzio dopo parole inutili
Come la musica dopo il silenzio
Come l'orizzonte allo sfumare del mare
Come un frutto dopo il rigido inverno
Come un bacio dopo un lungo viaggio

Come l'amore quando l'amore svanisce.

Simone G

22.9.07

Alla Luna

Ero sperduto in strade sconosciute a maledire il cielo che ti portava via mentre un vecchio ubriacone osservava paziente ridendo della mia stupida gelosia. E tra vecchie lattine e tappi di bottiglia il mio animo con muta voce raccontava alle stelle le nostre notti di amore fragile e veloce. Che tu eri lì e potevo vederti ogni maledetta sera cullata dalle nuvole così impalpabile e vera. Ma come i grandi amori, i più veri, che si concedono solo ai tuoi occhi tu mi sorridi di luce chiara abbassi lo sguardo e poi scappi. E Lasci l'azzuro nei miei pensieri e gioia nessuna e il sole che fiero risplende ma mai quanto te, amica Luna.


Testo Incompleto Di Simone G